Approfondimenti

Per approfondire, conoscere e soddisfare le tue curiosità!

LA RESPONSABILITA’ PENALE DELL’IMPRENDITORE IN CAMPO TRIBUTARIO

Una recente sentenza della Corte di Cassazione
  “Manette agli evasori” è uno slogan ormai antico, che risale agli inizi degli anni ’80 quando fu varata la Legge Visentini che rinnovava profondamente il sistema penale tributario italiano .

 Nel corso degli ultimi anni però è accresciuta sia a livello legislativo, sia a livello giurisprudenziale, la sensibilità e l’attenzione rispetto ai reati fiscali .

 Se fino a venti anni fa il vero diritto penale aveva a che fare con il sangue e la passione , oggi l’attenzione si è spostata sul denaro e sul rispetto dell’obbligo costituzionale di contribuzione .

 Il problema è che il diritto penale è costruito ancora su modelli di comportamento pensati per i reati contro la persona o contro il suo patrimonio individuale , che mal si conciliano con le strutture del diritto tributario , che sono funzionali a garantire all’Erario un gettito certo attraverso meccanismi ormai automatizzati e comunque non più gestiti direttamente dall’imprenditore .

 Se un marito coglie la moglie in flagrante adulterio, può valutare come comportarsi e se decide di compiere un atto violento , se ne assume la piena responsabilità . 

 Il suo avvocato potrà magari chiedere una perizia sulla sua capacità di intendere e volere , ma non è in discussione che nell’esempio sopra fatto, ci sia l’espressione di una volontà criminosa . 

 Molto più sfumata e articolata è la valutazione del coefficiente psicologico nell’ambito dei reati societari .

 E’ frequente che nelle società commerciali ci siano avvicendamenti nelle cariche sociali e ancora più frequente che esse avvengano quando l’attività va in crisi .

 Spesso gli amministratori che hanno mal gestito una società si accorgono che questa è prossima al crollo cercano di passare l’incarico di amministratore ad altre persone .

 Molto di frequente queste sono soggetti esterni, attratti dal prestigio che assumono con una carica sociale (anche solo di membro di un consiglio di amministrazione) oppure dipendenti ai quali viene chiesto di “sporcarsi le mani” nella gestione dell’impresa al fine di salvare con questa anche il loro posto di lavoro .

 Risultato : il nuovo amministratore si trova a presiedere un’azienda decotta o comunque in crisi di liquidità , che deve fare i conti con fornitori infuriati e dipendenti in agitazione .

 Per tenere a galla la barca , la decisione è presto presa : garantire la continuità aziendale , pagando stipendi e fatture e rinvio delle scadenze fiscali .

 Ben presto però il rinvio diventa un vero e proprio inadempimento e l’Agenzia delle Entrate oltre a trasmettere il recupero del credito al suo “ braccio armato” Equitalia (o come si chiamerà) , trasmette la notizia di reato alla Procura della Repubblica che iscrive il malcapitato nuovo amministratore nel registro degli indagati e lo rinvia a giudizio per tutti i reati fiscali connessi al mancato pagamento delle imposte .

   L’amministratore quando riceve l’atto giudiziario si sente con la coscienza a posto .

 Va dall’avvocato e gli dice : “Non mi sono messo in tasca un euro. Ho cercato di salvare un’azienda . I soldi per le tasse non c’erano . Che potevo fare ?”

 Purtroppo i giudici non la pensano così.

 Chi scrive le leggi e chi le applica hanno di mira un interesse fondamentale : garantire l’efficienza delle risorse pubbliche , vale a dire tutelare l’Erario, cioè lo Stato .

 Non bastano quindi l’onestà personale e il disinteresse per farsi assolvere .

 Occorre qualcosa di più . Un utile “vademecum” è contenuto in una recente sentenza della Corte di Cassazione sezione III penale n. 18834 pubblicata il 19.04.2017 .

  Vediamo insieme questo utile libretto di istruzioni :
1) Anzitutto, mai assumere cariche sociali (presidente, amministratore, membro del Cda o sindaco revisore) senza prima avere visto i bilanci . Secondo la Cassazione infatti l’assunzione dell’incarico societario presuppone la loro attenta lettura . In sostanza , non si può dire : “Non lo sapevo che ci fossero debiti” . Chi amministra , si potrebbe dire , ha minestra . E’ una celebre battuta di Totò che non a caso anticipò i tempi con il film “I tartassati” ;

2) In caso di difficoltà economiche dell’impresa attivare percorsi chiari e trasparenti per la crisi aziendale . Se infatti l’amministratore, anche in presenza di debiti fatti dalle precedenti gestioni, attiva una serie di iniziative , quali la richiesta di rateazione , l’aumento del capitale sociale , la contribuzione al patrimonio sociale con i fondi dei soci , rende controllabile e verificabile dal Giudice la sua strategia di salvezza aziendale ;

3) Documentare è fondamentale . Anche in società come quelle cooperative, dove comunque il presidente risponde penalmente per i debiti sociali, è opportuno convocare assemblee e Cda con ordini del giorno chiari che consentano , in caso di inadempimento fiscale , che la direzione aziendale si è posta con serietà l’obiettivo di garantire il pagamento delle scadenze fiscali .
In latino si usa un’espressione entrata nel gergo giudiziario : “ad impossibilia nemo tenetur “ , “Nessuno può fare quello che è impossibile “ . Ma per evitare che questo diventi il comodo paravento per imprenditori senza scrupoli, che nascondano dietro il ritornello “C’è crisi” la loro volontà di evadere i tributi, la Suprema Corte ha fissato una serie di paletti .
“In altri termini l’indagato deve allegare la prova che non sia altrimenti possibile per il contribuente reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie , pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale , senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e a lui non imputabili” (sentenza citata ) .
Difendersi vittoriosamente da una imputazione penale tributaria è quindi difficile, ma non impossibile : essenziale però è che l’indagato si affidi non solo ad un commercialista esperto nella gestione ordinaria dell’impresa, ma che individui un avvocato con specifica competenza nel settore e gli affidi tempestivamente l’incarico .
Riuscire a salvare un amministratore sfortunato, come mi è capitato in svariate occasione in vari tribunali da Milano a Firenze e anche in Corte d’Appello e fino in Cassazione , è una delle migliori soddisfazioni per un avvocato penalista moderno : è un modo per far emergere la verità della realtà di impresa (spesso molto più complessa e difficile di quanto possa sembrare dai banchi dell’accusa) e della difficoltà del ruolo dell’imprenditore .

                                                                                                                                                                Avv. Renato Luparini 

Per maggiori informazioni, contatta lo studio telefonicamente o via mail 
Share by: